In viaggio da Sud a Nord

 

 Solleone, carrozze sporche, sballottio sugli scambi, ombre in corsa di stazioni abbandonate e distese d’ulivi.

Da Sud a Nord, lungo la costa, un mare scintillante e spiagge solitarie, a tratti brulicanti, improvvisi formicai.

Il mare e il treno le parlano.      

             So che non ami i compromessi, dice il treno, conosco quei prepotenti; ne ho visti passare tanti e... vittime.

 Ombre e luci. Gallerie e lampi di baie al sole. L’occhio tenta un’inutile cattura.

 Prepotenti e vittime, conferma il mare.

La paura della madre, i silenzi del padre, l’esitare prima di uscire di casa, le chiavi in mano del negozio.

Sguardi cattivi e risate sguaiate. Dì al tuo vecchio che deve pagare, altrimenti...

Vai via figlia mia, qui non puoi più stare.

 Era partita a malincuore sentendosi vigliacca.

             Non sei sola, le sussurra il mare, le mie sponde sono ricche di paesi in fiore e sazie di disperati.

Le parla allora dell’uomo che le sta di fronte, del colore della sua pelle, della raccolta nei campi, dei caporali, della misera paga e delle baracche sature di schiavitù.

Il lavoro è finito, vattene.

 E quella ragazza? È il treno a narrarle di esami sudati, master, ricerche, pacche sulle spalle e vane promesse. Cervello in fuga verso menti straniere mai sazie di idee, per il loro progresso e per dare corpo alla nostra disfatta. Non è entrata lei, ma un altro, un figlio importante. Non funziona più niente da noi.

 E i due accanto?, mormora il mare.

Trent’anni di lavoro, fabbrica chiusa, famiglie in miseria. Nessuno li vuole… l’età. Emigrano oltralpe. Gli eventi si ripetono, viaggi e valigie sanno di spago e cartone.

 Treno e mare tessono solidarietà. Ora i passeggeri si conoscono. Un alito fresco e salato entra dal finestrino e soffia venti di speranza.

Nessuno vuole una caramella?

Sorrisi.

Articolo Il Tirreno

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