18° Premio Letterario

"Antiche lettere d'amore"

Ma io dov’ero

 

È perché l’ho ritrovata ieri, inattesa, minuscola, in bianco e nero, persa da anni in un cassetto colmo di mille cianfrusaglie ed è perché ho avvertito un tuffo al cuore, inaspettato e violento, che ora, mia cara, avverto il bisogno di scriverti.

Mille pensieri, mille ricordi sono riaffiorati, e, che strano, lo stupore. Sì, lo stupore.

Non rammentavo che tu fossi così bella o forse, in realtà, non me ne ero mai accorto.

I lineamenti del tuo volto puliti ed eleganti, il sorriso perfetto, gli occhi scuri e profondi.

Da quella piccola foto sprigionavi un senso di pulizia, di onestà, un aspetto da brava ragazza, di persona affidabile.

Se tu non fossi mia moglie, se dovessi conoscerti ora, in questo momento, mi innamorerei di nuovo di te. All’istante.

Aosta 11 dicembre 2010- Cerimonia di premiazione

Ma io dov’ero?

Dove e con chi ho trascorso tutti questi anni? E perché di fronte alla feroce realtà di una vecchia foto, mi rendo conto, solo ora, di aver avuto accanto una donna bellissima?

Eri quanto avevo desiderato, la donna che avrei voluto avere, quella dei miei sogni, quella che per anni avevo agognato e continuato invano a cercare.

Quella donna avrebbe dovuto sopire le mie angosce, colmare i miei vuoti, riempire le mie solitudini, occupare le mie notti.

E tu hai sopito, colmato, riempito, occupato. Delicatamente, come un alito di vento.

Ma io dov’ero?

Hai vegliato su di me librandoti nell’aria, compiendo eleganti volteggi nel cielo, sfiorando i miei pensieri, accarezzando i miei capelli, proteggendo la mia esistenza.

Perso nei miei tormenti, nelle mie frenesie, nelle mie voragini, ho avvertito solo una presenza, la tua: dolce, sensibile, discreta, responsabile. Una grande donna ed una grande madre, mite e silenziosa, devota ed affettuosa.

Nonostante tutto, l’avevo avvertita. Nonostante le angosce e i vuoti laceranti, la tua presenza è stata intensa e talmente forte da mantenermi in vita.

Ma perché non ti ho goduta? Perché non sono stato capace di assaporare ogni secondo trascorso con te? Secondi divenuti minuti e poi ore e giorni, mesi, anni ... una vita.

Una vita bruciata.                                                   

Avrei potuto amarti, ricambiare il tuo amore ed essere l’uomo più felice del mondo.

Invece …

Invece hai dovuto sopportare l’umiliazione urente dei miei tradimenti, l’angoscia delle mie angosce, l’inutilità dei miei sfoghi, il timore delle mie cattiverie, la stupidità dei miei egoismi.

L’hai fatto in silenzio, con dignità, con indulgenza e benevolenza.

Il mio sguardo si posa su di te.

Che sciocco, scriverti mentre mi siedi accanto; un po’ me ne vergogno.

 

Raffiche di emozioni mi assalgono cadenzate e dirompenti. Come le onde del mare.

Sei qui sul divano. Alcuni fili d’argento tra i capelli, gli occhiali da lettura sulla punta del naso, qualche piccola ruga intorno agli occhi.

La luce calda e soffusa della lampada ed i bagliori del fuoco ti avvolgono. Fa freddo fuori questa sera ed io ti ho acceso il camino.

Te ne stai accoccolata, una coperta in grembo, un libro in mano.

Ti spio e dopo quaranta anni, ti vedo forse per la prima volta.

Mi piacciono le tue rughe, i tuoi occhiali e i tuoi fili d’argento. Sono i segni del tempo, dei crucci, delle amarezze, delle sofferenze, delle delusioni e delle cicatrici che ti ho inferto.

Però, giorno dopo giorno, strisciante e silente, l’essenza del tuo essere si è talmente radicata in me che, all’improvviso, avverto con stupore, d’aver bisogno di te.

Ti senti osservata.

Incrocio il tuo sguardo interrogativo; il mio vento di emozioni, di sicuro, deve averti raggiunta. Sorridi e, ignara, torni a posare sulle righe di quel libro, i tuoi pensieri.

Prendimi gli occhiali! … Per favore, ti chiedo brusco.

Tu ti alzi sospirando per compiere quei pochi passi che ti separano dai miei occhiali, la grattugia del mio apparire nuovamente calata a difesa dell’anima.

Che non appaia mai, la mia debolezza!

Scusami, cara, scusami, se non ti consegnerò questa lettera. Scusami se la appallottolerò e la tirerò verso il cestino con gli altri miei scritti da buttare. Forse andrà diritta al bersaglio oppure rimbalzerà fuori come la maggior parte dei fogli.

Come sempre, sospirando, ti chinerai a raccoglierli.

Talvolta è successo che ne dischiudessi qualcuno e lo leggessi. Talvolta è successo che con lo sguardo lucido d’emozione, tu lo stirassi delicatamente come fosse l’abito di un bimbo e corressi da me indignata dicendo: Ma perché lo butti? È bellissimo!

Se dovesse mai capitare anche con questo, ti prego, non dire niente, ma conservalo nel tuo cuore. Lo leggerò dai tuoi occhi perché…

Ora io ci sono.

 

 

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