24 Foto in una Borsetta

 

Il romanzo si ispira ad un fatto realmente accaduto:il proprietario libera, insieme alla propria figlia, un appartamento dato in affitto ad un’anziana signora deceduta all’età di quasi cento anni dopo essere rimasta sola al mondo.

Tra le scarse e misere cose scampate all’ingordigia degli indifferenti lontani eredi, rinviene quanto di più caro è rimasto alla vecchia inquilina: una antica borsetta contenente 24 foto. L’uomo ne rimane colpito e decide, attraverso quelle poche fotografie, di fare omaggio alla vecchia signora ricostruendone la storia.

Come in un magnifico spettacolo pirotecnico, a poco a poco, si materializzano uno dopo l’altro, un insieme di personaggi che, irrompendo prepotentemente sulla scena da uno sfondo scuro, calamitano l’attenzione dello spettatore, lo attraggono, lo stupiscono, per scomparire nuovamente nel nulla in una pioggia di tremolanti scintille colorate. Ed è tutto un susseguirsi di figure, di primi e secondi piani, che attraversano il secolo scorso dagli inizi della seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni. E, come un gioco di fuochi d’artificio che si rispetti, la storia termina con un gran botto finale che lascia attoniti e senza fiato mentre gli ultimi personaggi ancora si perdono nel buio della notte.

Non rimane al lettore e a Nanni, il protagonista, che allontanarsi lentamente dalla festa assaporando ancora per un po’ l’odore acre delle polveri piriche prima che questo si perda nel vento dell’oblio di una famiglia che, sotto le vesti di un’apparente normalità, nascondeva una storia dolorosa, assolutamente imprevedibile, gelosamente ed intimamente tenuta celata tra i ruderi di un vecchio stabilimento termale dismesso da anni.

24 Foto in una Borsetta

 


 

I nove punti di un analista lacaniano, il Dott. Virginio Baio (psicoanalista direttore dell'Antenna del Campo freudiano di Pisa) http://virginiobaio.splinder.com

1. precedenza ... Jacques Lacan, a proposito di Marguerite Duras, scrive che uno psicoanalista non deve dimenticare che “l’artista precede sempre l’analista… gli apre la strada. L’artista dimostra di sapere, senza l’analista, quello che l’analista insegna”. E quando l’artista è lui stesso analista? O è artista come effetto di essere stato analista? Oppure analizzante analizzato?

2. “fallimento” riuscito ...Forse la risposta si trova in Rodi stesso: egli riesce a fallire con successo! Di quale felice fallimento si intende? Rodi, con questa sua nuova scrittura, fa prova di quella rara arte di inventare e dare corpo attraverso una ricca e variopinta tavolozza di parole, di linguaggio e di discorsi, ad un mondo dove danzano, si incontrano, si scontrano quella quarta dimensione di presenze, di persone, di drammi, di commedie, di modi di godere, da rendere questo mondo più vero della realtà. Più vero perché è il mondo del lettore. Perché, scrivendola con la penna singolare a mo’ di diapason, essa risuona, vibra, sismografa trasmettendo attraverso la sua scrittura, una presa diretta con la vera realtà, quella psichica. Realtà costruita e intessuta di pulsione, di desiderio, di passione, di affetti: la scrittura di Rodi dimostra che gli affetti sono effetti della parola. La sua scrittura ingigantisce, fa del suo libro un mondo che freme di vita e di sentimenti. Il fraseggio di Rodi plasma, scolpisce, incide, musica su scena la danza dei sentimenti, di sentimenti che mentono. Tranne quello dell’angoscia. L’angoscia sola non mente.

3. un successo…Il libro di Rodi è un successo. Perché, infatti, nasconde, sotto gli occhi di tutti, l’unica foto che ritrae fin dove i due desideranti, Nanni lui, Marina lei, senza che il lettore lo sappia, lui e lei, uomo e donna, scenderanno. Là qualcosa di oscuro li attira, corpi non celesti, ma corpi del desiderio. Desiderio che circola, ronza, serpeggia fin da subito, di cui è gravido il testo. Li attira i vuoti, le oasi del corpo che trasudano abbondanza, promessa di piaceri da rendere insonni.

4. Rodi ammala ... 24 Foto

Per questo Rodi ti ammala, ti ammalia con la freschezza, la leggerezza, la sinuosità del suo dire, facendosi giocoliere di un tempo fuori tempo e di un luogo fuori luogo.… Il lettore inizia leggendo Rodi. A poco a poco però é il testo di Rodi che legge il lettore, lo interpreta, lo mette a nudo, lo spoglia inchiodandolo, ostaggio felice, sospeso nell’attesa del “buon incontro” con il godimento sognato! Nel cuore dell’incendio, la venticinquesima foto apparirà lì da dove il desiderio sgorga ed incendia il corpo, programmato dal fantasma. Rodi ti legge, ti prende a tal punto che non riesci a fermarti, non hai più sonno, non hai più fame. Hai solo voglia di divorarlo, questo libro…

5. esser uno... Il titolo sembra essere quello di un giallo. Rodi ci fa credere di portarci sulla scena di un giallo!… Noi guardiamo il suo dito, il suo pointing… Noi normali guardiamo l’oggetto che il suo dito indica… Ma, nuovo san Giovanni del Louvre, là dove egli indica con il dito, non c’è nulla! Non guardiamo il

suo dito per non essere presi per psicotici! Perplessi per un attimo guardiamo allora Rodi stesso. Scopriamo dopo un po’ che Rodi stesso sta sorridendo. Sorride enigmatico come sorride la Gioconda e svela, divertendosi, che quello che mette insieme Marina e Nanni, dietro la borsetta, nel 24 foto, è invece lì, “tra” loro due. Non lo sanno, ma a poco a poco lo sentono, lo desiderano, lo temono, ne tremano: persi e presi per alcuni attimi all’esser lì lì per fare di due un solo essere. Esser Uno. Un solo mondo. Rodi si svela. Il filo rosso della sua scrittura è fatto della questione di tutte le questioni: “Cosa vuole una donna?”.

6. il lettore scrittore... Marco sorride: fa credere al lettore di essere lui stesso lo scrittore! Testo che gli calza a pennello, gli va su misura, dai mille movimenti, dai mille ritmi, sospensioni, rotture, stacchi, rilanci… Testo scritto che scivola sul pentagramma del corpo di una donna, dalla danza burrascosa della pulsione come “il libeccio che spettina, scompiglia e travolge il corpo di Marina la protagonista”…Il corpo di lei

7. oasi del corpo... Lei: “Ho bisogno che il tuo sguardo si posi su di me”.

Lui: “L’accarezzai con il mio sguardo, la benedissi con il mio sguardo, la baciai con il mio sguardo”. Lui, “il suo sguardo mi accarezzò, mi benedisse, mi baciò”. Marco Rodi si eleva, come dice lo psicoanalista, nel viaggio dove ognuno di noi, lettore, ci fa scoprire, nuovo Virgilio, ciò che programma l’incontro con una donna, nella ricerca più difficile per un uomo: incontrarla là dove lei stessa è indicibile anche a se stessa. Dopo, “pianse sommessamente, pianse a lungo”.

Un uomo può raggiungerla? Può incontrarla, intenderla? Forse nelle oasi del suo corpo, là sui bordi dove si concentra il godimento. Per Nanni, le oasi dello sguardo, della voce. Donna lacaniana.

8. gridare... “Un uomo e una donna possono intendersi, non dico di no. Possono, in quanto tali, intendersi gridare”.

9. dire bene... Marco Rodi dice bene, con la sua scrittura dall’arte fine e generosa, fresca, sobria, come rispondere all’ “ordine impossibile da soddisfare”: “Godi la vita con la donna che ami!”

Virginio Baio

18 giugno 2010

 


 

Sono di Elena Tognoni i bellissimi disegni per la copertina. Non sono stati scelti per dare risalto alle Terme del Corallo di Livorno, ma io ve le propongo lo stesso perchè meritano di esser pubblicate.

Calafuria

 

 

 


 

Prof.ssa Maria Mazzarrino Sfriso - Recensione

 

Da subito coinvolgente ed enigmatico, il titolo di questo nuovo libro di Marco Rodi, autore che abbiamo già apprezzato col suo primo romanzo “Il sentiero tra due isole”, invita alla lettura per due motivi: il numero e l’oggetto, 24 foto, e questo apre già moltissime ipotesi. Subito si immagina una donna che quelle foto ha raccolto e conservato al riparo da occhi indiscreti.

Anche il complesso liberty del Corallo, il bellissimo stabilimento termale in grave decadenza rappresentato sulla copertina del libro e presente nel sottotitolo, di per sé evoca misteri, segreti e rovine e forse un intrigo.

Dopo un inizio, forte e coinvolgente, in cui gli attori appaiono sconvolti ed in fuga da un mondo di orrori, il racconto si fa sommesso e raccolto in un interno sconosciuto e silenzioso, in una casa in cui tutto sembra favorire la ricerca e il ritrovamento di una antica elegante borsetta il cui contenuto induce il protagonista ad indagare, quasi di malavoglia, sulle immagini del passato e della storia di un’intera famiglia.

Qui il racconto comincia a tingersi di giallo e a permearsi di mistero. Il passaggio dagli interni agli esterni, molto agile e naturale, è un modo consueto nella tecnica narrativa di Marco Rodi che, anzi, proprio in questo spostamento del suo punto di vista, trova facilmente l’occasione per soffermarsi a  raccontare le riflessioni interiori e l’intimità dei protagonisti.

Tutto il romanzo, di fatto, è permeato dal mistero che riserva al lettore sorprese e sensazioni forti: il mistero che è nei personaggi, nelle vicende, e nei luoghi, ad uno ad uno disegnati con una naturale abilità narrativa; il mistero è nelle donne del racconto, a cui Marco Rodi dedica una grande parte della sua opera e di cui, con sottile intuito, tratteggia gli intimi pensieri e le dolorose contraddizioni.

È questa la modalità narrativa di Marco Rodi che, oltre a costruire un intreccio appassionante, racconta storie di donne e di uomini così veri da non sembrare inventati.

 

Prof.ssa Maria Mazzarrino Sfriso

 


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