Dalla parte di Medusa

 

4 dicembre 1910.  In un breve ma dettagliato articolo, su “Il Telegrafo” di Livorno compare  la notizia del suicidio di un giovane uomo il cui corpo è stato rinvenuto, all’alba, all’interno del cimitero comunale. L’uomo si è sparato ben cinque colpi di pistola di cui solo l’ultimo è esploso e il cronista commenta: il poveretto ha penato anche per darsi la morte.

Sullo stesso quotidiano, insieme alla notizia quasi nascosta, della sempre più diffusa epidemia di colera, si spengono ormai gli ultimi echi della morte di Leone Tolstoj che, come un derelitto, in una estrema scelta di povertà evangelica ed in fuga dalla famiglia, è da poco deceduto sulla panca di una sperduta stazioncina della Russia Europea.

Di spalla, le grandi manovre che preparano la guerra di Libia, obolo che Giolitti pagherà alla borghesia capitalista. 

Dunque, la grande e la piccola storia sulla stessa pagina di giornale, in quegli anni importanti e gravidi di conseguenze; anni di forti idealità e di contrasti.

Dicembre 2010. Nel tentativo di ricostruire, per motivi diversi, la vicenda di Oreste Nosis, morto suicida esattamente cento anni prima, lasciando la giovane moglie e quattro figli piccoli, un uomo ed una donna si incontrano casualmente in una emeroteca.

Era un uomo semplice, Oreste, uno scaricatore di porto, un navicellaio, semi analfabeta, ma aveva le idee chiare: massone, anarchico ed anticlericale, credeva nell’onestà, nella solidarietà, nella giustizia e nella legalità. Una vita intensa, audace, divisa tra l’irrequietezza del pensiero anarchico e i solidi principi della massoneria.

Perché dunque si è ucciso?

Per non dar seguito all’ordine di giustiziare, nell’ambito degli anarchici, un altro essere umano - così, da due generazioni, si continua a mormorare in famiglia - e per non trasformarsi in un sicario. Proprio come Perseo. Una nobile diceria alla quale, in fondo, non ha mai creduto nessuno.

E’ a questa domanda, che ha percorso, quasi mai pronunciata, tutta la storia della famiglia di Gaby, che Duccio, il marito, intuendo quanto l’inquietudine della moglie abbia radici lontane, vuol tentare di rispondere.

Sarà l’altra donna, incontrata per caso, a portarlo sulla via della verità, anche personale.

Ed ecco che la storia dei primi del Novecento prenderà a snodarsi davanti ai loro occhi nella ricchezza delle passioni, degli amori, degli ideali propri di quel periodo, quando Giolitti, per controllare il malcontento popolare, molto abilmente, comincerà ad aprire alle prime organizzazioni di lavoratori.

E così i due filoni narrativi (l’uno affollato dai personaggi della Livorno popolare, colorita, vivace, piena di energia e di speranze; l’altro, quello dei nostri giorni, più meditativo e tormentato) si intrecciano, illuminandosi a vicenda e trovando, forse nell’ieri, le ragioni dell’oggi, fino alla conclusione che, come nei veri romanzi gialli, riserverà una sorpresa dall’intenso sapore catartico.

Prof.ssa Maila Nosiglia

 


 

Premiazione Cava dei Tirreni 2011 Premiazione Cava dei Tirreni

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